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Istituto di Scienze Umane ed Esistenziali

 

New Programma del corso a moduli di Training Autogeno Superiore  




 

Abstracts del "Primo Congresso di Psicoterapia Esistenziale," 23-24 Maggio 2014, Roma  


I Congresso italiano di Psicoterapia Esistenziale           

 


 

Il «I Congresso italiano di Psicoterapia Esistenziale», si è tenuto a Roma presso l’Università Europea, nei giorni 23 e 24 maggio di questo anno 2014.           

 

 

Il congresso ha affrontato il tema degli Orientamenti clinici e rapporti con psicologia, psichiatria, counseling e consulenza filosofica. Ciò significa che l’evento si è configurato come terreno di confronto tra le diverse scuole di pensiero e i rispettivi diversi approcci metodologici nell’ambito specificatamente esistenziale, con l’intento – ed è qui l’eccezionalità – di realizzare quella che si è dimostrata ampiamente come una «possibile e proficua integrazione degli approcci» Integrazione che, sulla scena del panorama italiano – angustiato dai tentativi di definire confini di settore sulla base di ciò che ogni disciplina non è rispetto all’altra, piuttosto che sulla base delle effettive potenzialità di ciascuna – assume carattere di meritoria straordinarietà.

 

Nell’introduzione al convegno lo psichiatra Gianfranco Buffardi, che dell’iniziativa è stato direttore scientifico, ha spiegato che «la psicoterapia esistenziale apre all’integrazione senza remore, in quanto è in grado di dialogare con altre metodologie (colloquio clinico, approccio psicofarmacologico, counseling, consulenza filosofica, mediazione) e con qualsiasi altro modello della mente. Infatti, il modello a cui fa riferimento è eticamente corretto – dice – in quanto non deterministico. La non invasività della psicoterapia esistenziale è favorita dalla sospensione del giudizio (epoché) operata dal professionista». Ed ha sottolineato che «la scelta dell’integrazione tra i processi terapeutici in psichiatria risponde ad un’esigenza etica oltre che ad un’utilità operativa, in quanto consente la modularità e plasmabilità dell’intervento».

Pertanto, sulla scia di quanto accade in Inghilterra – dove organismi come la BACP (British Association for Counselling & Psychoterapy), la BPS (British Psychological Society) e la «ES Association» di Ernesto Spinelli, da tempo realizzano un dinamico e produttivo dialogo tra i metodi – il convegno è stato aperto non solo agli psicoterapeuti esistenziali, ma a tutti coloro che, come sostiene Buffardi, potessero avere interesse «ad acquisire una competenza psicoterapeutica esistenziale per implementare la loro potenzialità di cura e migliorare l’approccio al paziente». Già nell’invito al convegno lo psichiatra chiariva che «il congresso propone per la prima volta in Italia un dialogo tra le scuole di psicoterapia esistenziale, nate da stessi principi epistemologici e clinici che hanno avuto evoluzioni indipendenti e differenziate. Diversamente dalle psicoterapie umanistiche-esistenziali, le psicoterapie esistenziali sono strettamente legate alla riflessione filosofica propria del pensiero esistenziale, ponendo alla loro base principi quali l’unità e l’irriducibilità del singolo, l’esistenza che precede l’essenza e la plasmabilità delle possibilità umane. La filosofia antropofenomenologico-esistenziale è stata costante compagna delle riflessioni degli psichiatri clinici e degli psicopatologi (Jaspers, Binswanger, Minkowski, Lang, Cargnello, Piro, Szas, Callieri, Borgna), nella continua ricerca di strumenti che potessero dialogare con la singolarità dell’uomo, al fine di sostenerlo nel cambiamento e nel superamento delle proprie difficoltà. Negli ultimi anni si sono sviluppati approcci metodologici diversi, quali quelli delle professioni d’aiuto, che nascono dallo stesso modello esistenziale, ma che non hanno competenza terapeutica. L’integrazione di metodologie diverse può favorire la crescita del singolo e sostenere il percorso terapeutico: da qui l’esigenza di favorire il dialogo tra queste metodologie, com’è parte del compito di questo congresso. Diversamente da altre psicoterapie, la psicoterapia esistenziale non individua un’origine eziologica di una malattia contro cui agire, ma sostiene e stimola la capacità di agire del singolo nei confronti delle difficoltà. Questo fa sì che essa possa essere d’elezione anche in quelle condizioni di grave disagio causate da malattia fisica».

 

Il congresso, sotto il patrocinio dell’Istituto Italiano per gli Studi Filosofici, ha avuto tre fautori fondamentali: L’Università Europea di Roma, la Società Italiana di Psicoterapia Esistenziale (SIPE), l’Istituto di Scienze Umane ed Esistenziali (ISUE) e l’Istituto di Filosofia e Antropologia Clinica Esistenziale (IFACEcfr). Il sostegno dell’Università Europea di Roma, è stato espresso con estrema convinzione nel messaggio di benvenuto dal Rettore, P. Luca Maria Gallizia. Questi enti sono espressione della pregevole attività di alcuni uomini, che di questa iniziativa sono stati protagonisti – mi si lasci passare l’analogia, forse non tanto peregrina – come moderni Argonauti.

 

La Società Italiana di Psicoterapia Esistenziale ha sede a Torino ed è diretta dallo psichiatra Lodovico Berra. È stata fondata «nel 1998 con l’intento di riunire psicologi, psichiatri e psicoterapeuti interessati ad un confronto attivo sulla psicologia e sulla psicoterapia di orientamento fenomenologico-esistenziale »

 

L’ISUE, a sua volta, ha sede a Napoli, ed è sorto nel 1988, ad opera di professionisti quali lo psichiatra Gianfranco Buffardi, che ne è presidente, e Ferdinando Brancaleone, psicoterapeuta e direttore scientifico dell’Istituto. Tra gli obiettivi fondamentali dell’organizzazione  è la promozione del modello neo-esistenziale quale modello psicologico, ed in particolare la diffusione di metodologie alternative nelle professioni d’aiuto, come il Counseling. Peraltro, attualmente l’Istituto è promotore dell’Antropologia Clinica Esistenziale.

Lo stesso indirizzo di Antropologia Esistenziale caratterizza l’Istituto di Filosofia ed Antropologia clinica esistenziale (IFACE) . L’organismo ha sede a Roma ed è diretto da Guido Traversa, docente di Filosofia Morale presso l’Università Europea e coordinatore del Master in Consulenza Filosofica e Antropologia Esistenziale presso l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum, al quale va l’indiscusso merito di aver sottratto la pratica filosofica all’asfittico limite finora impostole dal mondo accademico italiano e di aver promosso l’apertura della Consulenza Filosofica al dialogo con le altre metodiche terapeutiche dal sostrato filosofico, in particolare fenomenologico-esistenziale.

Queste le personalità che hanno condotto l’impresa, che si configura per tutti, riportando le parole di Lodovico Berra, come «un punto di arrivo e nello stesso tempo un punto d’inizio» del loro percorso professionale. Inizio perché, come ha esplicitato Berra, è la prima volta che ci si è confrontati su un argomento, l’indirizzo esistenziale, che sembrava marginale nel contesto della psicoterapia, psichiatria e psicopatologia. Lo spunto è venuto dall’annuncio del convegno mondiale di Psicoterapia Esistenziale previsto per il 2015 a Londra, in coincidenza con l’iniziativa di Ernesto Spinelli di creare una Confederazione Mondiale di Società di Psicoterapia Esistenziale. Il censimento operato a tal fine ha evidenziato una realtà mondiale ampiamente eterogenea, in cui si vedono confluire orientamenti simili e differenti – come l’antropoanalisi di Binswanger, la Daseinanalyse, la Logoterapia, o i vari approcci umanistici – certamente specchio della multiforme composizione dell’esistenzialismo (o più opportunamente “esistenzialismi”) ma che rendono necessaria la definizione di una identità pur nella diversità.

Questa è, pertanto, la necessità espressa dal convegno, e da Berra sottolineata, un invito a trovare dei punti comuni nelle differenze e specificità di ciascun indirizzo, così da dare una connotazione alla corrente italiana dell’approccio esistenziale, nella convinzione che le differenze siano una risorsa, una garanzia di arricchimento e dinamicità.

Il confronto tra le diverse correnti è stato condotto nella cornice di tre sessioni dai seguenti argomenti:

  1. Filosofia, antropologia e antropofenomenologia esistenziale;
  2. Psicoterapia esistenziale: clinica e cura;
  3. Le metodologie d’aiuto e la psicoterapia esistenziale.

All’interno di queste aree tematiche sono avvenuti, oltre ai numerosi interventi dei relatori di acclarato spessore, le lectiones magistrales del bioeticista tedesco Dietrich von Engelhardt e del già citato Ernesto Spinelli e alcuni seminari, mentre in parallelo sono stati svolti workshop particolarmente stimolanti. Ernesto Spinelli ha tenuto, infatti, un laboratorio di Existential therapy in practice: other-focused listening and challenging, in cui ha illustrato, sulla base della propria esperienza nella pratica terapeutica esistenziale, le possibilità e difficoltà che il terapeuta incontra nella relazione col cliente. Luigi Longhin, psicoterapeuta, membro OPIFER e dell’Istituto Neofreudiano, ha affrontato il tema Perché tanta violenza?; Guido Traversa, insieme a Stefania Lombardi e Daniela Pavoncello,  ha condotto un laboratorio su Le passioni dominanti; Valeria Salsi, educatrice con le attività espressive e membro ISUE, Mario Truscello, educator esistenziale, direttore del progetto ISUE “pittura interiore” e lo psichiatra e psicoterapeuta Bruno Valente hanno dato dimostrazione della corrispondenza tra Arte e terapia; Ferdinando Brancaleone, insieme ai consulenti filosofici e counselor esistenziali ISUE Renato Massimiliano Buffardi e Rosa Sgambato, ha effettuato un laboratorio di Consulenza Filosofica; Gianfranco Buffardi, in collaborazione con la psicoterapeuta e counselor esistenziale Anna Desiato, ha discusso su Farmacoterapia, psicoterapia e counseling esistenziale: processi d’integrazione per le gravi patologie psichiatriche, psicosi e depressione.

Una sezione Poster, inoltre, che ha presentato interessanti esiti e prospettive di studio, è stata allestita in esposizione permanente nei due giorni di attività del congresso: La resilienza e la psicoterapia esistenziale, di A. Desiato; Sessuologia e psicoterapia esistenziale, di R. Sgambato; Il modello esistenziale applicato al trattamento dei sistemi autistici: un cambiamento di rotta, di Maria Francesca Ferraro; Saramago scrittore e filosofo esistenzialista, di M. Truscello, Renato M. Buffardi e G. Buffardi; La psicoterapia esistenziale e le dipendenze, di A. Desiato, B. Valente e G. Buffardi; La psicoterapia neoesistenziale, di F. Brancaleone e G. Buffardi; La Logoanalisi come arte maieutica, di Rosa Ciacco, consulente filosofico e counselor esistenziale ISUE; “Canone Inverso”: una nuova etica della sofferenza e del disagio esistenziale, di Divina Lappano, consulente filosofico e counselor esistenziale ISUE; Passioni e opportunità ai tempi della crisi: chi era Shakespeare per Freud, di Stefania Lombardi; Counseling Esistenziale e scrittura di sé, di Maddalena Sannino, consulente filosofico e counselor esistenziale ISUE.

Tornando alle relazioni, dopo l’introduzione ai temi e le motivazioni espresse da Buffardi e Berra, si è avuta la prima lectio magistralis. Dietrich von Engelhardt, filosofo e bioeticista tedesco, direttore dell’Istituto di Storia della medicina e della scienza dell’Università di Medicina di Lubecca, ha illustrato il rapporto Malattia-malato, terapia-medico nella prospettiva antropologica

Alla relazione del prof. Von Engelhardt ha fatto seguito l’intervento di Guido Traversa che, interrogatosi su La cura: perché la filosofia e quale filosofia?, ha posto in evidenza il ruolo indispensabile di impianti logici, ontologici ed etici per fondare una nozione di identità personale a partire dalla quale impostare il discorso filosofico, esistenziale e della “cura”.

La relazione di Claudia Navarini, bioeticista e docente di filosofia morale presso l’UER, ha vagliato La difficile autodeterminazione dell’io fra fenomenologia dell’esistenza ed etica. Partendo dalla considerazione che «l’uomo nella relazione personale si sperimenta sempre come strutturalmente dipendente dall’altro e insieme come individualità portatrice di un senso unico e unitario», consegue che l’esistenza è caratterizzata dalla «tensione fra conoscenza individuale, forma più profonda a livello gnoseologico, e categorizzazione dell’esperienza, frutto del processo astrattivo

Lo psichiatra Gilberto di Petta, nella relazione Analisi del dasein: dualità e pluralità della cura, ha ribadito la validità del modello terapeutico ad orientamento fenomenologico derivato dalla Daseinanalyse di Binswanger, esperita personalmente nell’attività svolta presso i Servizi sociosanitari pubblici, in particolare nell’ambito della tossicomania.

Alla relazione di Di Petta ha fatto seguito il primo seminario, dal tema Jaspers a 101 anni dalla Psicopatologia Generale, chiarman Oreste Trabucco, filsosofo e storico della scienza.  In quest’ambito Gianfranco Buffardi ha presentato l’Antropologia Clinica Esistenziale come evoluzione pratica della lezione jaspersiana sulla psicopatologia. Essa, attraverso strumenti quali la Logoanalisi coscienziale e la Logodinamica subliminale, realizza praticamente nel counseling e nella psicoterapia esistenziale quei riferimenti epistemologici (l’uomo inteso nella sua totalità, unicità, irripetibilità, comprendere in luogo di chiarire, sospendere il giudizio), che hanno in Jasper punto nodale. Hanno proseguito il confronto Giuseppe D’Acunto e Massimiliano Biscuso, entrambi docenti di filosofia presso l’APRA e UER, i quali hanno relazionato sui principi ispiratori dell’idea di analisi esistenziale di Medard Boss il primo, e su alcuni spunti desunti dal testo di Jaspers Il medico nell’età della tecnica. A costoro si è unito Riccardo Piovesana, dell’Université catholique de Louvain (Belgio), che si è soffermato sul concetto di Einfühlung (empatia), proponendone una lettura come movimento di comprensione, in relazione alla riflessione fenomenologica di Edith Stein, al fine di delinearne la problematicità in ambito psicopatologico, tra i limiti e l’attualità dell’opera jaspersiana.

Nel contesto della seconda sessione si è svolto il secondo seminario, sugli Strumenti e metodi propedeutici. Maria Rosaria Liotto, Counselor esistenziale di Napoli, illustrando Autodistanziamento ed umorismo nel pensiero di Frankl, ha ricordato la grande lezione di dello psichiatra tedesco sulla capacità di ristrutturazione emotiva propria dell’umorismo, in quanto, appunto, fattore di autodistanziamento. Allo stesso autore ha fatto riferimento Fabrizio Biasin, invitando ad una valutazione critica del concetto di epoché come declinato in ambito filosofico e nel contesto della psicologia clinica. Gianfranco Buffardi, a sua volta, ha presentato come necessaria la formazione dei professionisti all’intervento aspecifico, considerando che i fattori aspecifici (sospensione del giudizio, ampliamento delle mappe, metacomunicazione, empatia, ecc.) delle psicoterapie, ritenuti eticamente validi e dall’intrinseco contenuto terapeutico, oltre che attivi nella maggior parte delle professioni d’aiuto, comportano benefici non trascurabili, quali: maggiore consapevolezza del paziente, minor rischio di “ricadute” esistenziali, contenimento “ragionato” delle proiezioni, ed una maggiore efficacia dell’intervento specifico del modello adottato. In ultimo, nell’ambito del seminario, è stato presentato il volume dello psichiatra Adolfo Ferraro, Voglio la neve qua ad Aversa. Scrivere sui muri dell’ospedale psichiatrico giudiziario, che ha portato all’attenzione, come veri e propri inni alla vita, i graffiti degli internati, a dimostrazione della irrefrenabile – e non trascurabile in alcuna forma di espressione – esigenza umana di comunicare, raccontare e raccontarsi.

Di notevole spessore e foriero di nuove prospettive, è stato l’intervento di Ernesto Spinelli, Relatedness, Uncertainty and Anxiety: An Existential Perspective. Lo psicoterapeuta, di origini italiane, è presidente della ES Associates di Londra, che, fondata nel 1988, tiene sotto osservazione il fenomeno delle metodologie ad orientamento fenomenologico-esistenziale, nel tentativo di dare una definizione all’analisi esistenziale.

A seguito di Spinelli è intervenuto Lodovico Berra, che ha illustrato I principali aspetti della psicoterapia esistenziale SIPE. Lo psichiatra, pur riconoscendo l’influenza di Freud su Binswanger e Heidegger, riflessa nei modelli dell’antropoanalisi e della Dasainanalyse, ha ricordato Boss, Jaspers, Minkowski, Kierkegaard, Sarte, per poi ricollegarsi al pensiero di Michele Torre, psichiatra del ‘900, che fu direttore dell’Istituto di Clinica Psichiatrica e della Scuola di Specializzazione in Psichiatria nell’Università di Torino, di cui fu allievo.

Ampiamente convinto che si stia configurando ormai una nuova visione del mondo, in una prospettiva antropologica, desunta da alcuni concetti chiave della filosofia esistenziale è risultato essere Ferdinando Brancaleone, che ha discusso su Antropologia neo-esistenziale, psicoterapia e professioni d’aiuto. Egli ha posto in evidenza un fattore che ritiene direttamente legato alle filosofie dell’esistenza, quello degli stati di coscienza. Ricollegandosi al concetto di relazioneespresso da Spinelli, 

Brancaleone ha ricordato che il principio fondamentale di quelle che definisce “filosofie dell’esistenza” è “l’esistenza precede l’essenza”.

Lo psicoterapeuta Domenico Bellantoni (ALÆF e UPS di Roma) ha proposto Linee guida per una strategia analitico-esistenziale frankliana, mentre E. De Monte e Antonio Tamburello, prof. Straordinario di Psicologia Clinica dell’UER hanno illustrato Il concetto di matrice d’ordine dei significati di vita tra perpetuità e divenire. Lo psichiatra Luigi Scapicchio, direttore di «Psichiatri Oggi», nella relazione Il desiderio di felicità, ha ripercorso le definizioni del concetto nella storia della filosofia. Lo psicoterapeuta Javier Fiz Perez, bioeticista e docente UER, ha sostenuto le ragioni etiche di una Psicologia sociale e filosofia esistenziale per un approccio integrale, mentre la psicoterapeuta Anna Contardi, ricercatore in Psicologia Clinica dell’UER, discutendo su in Integrità e benessere nel modello congitivo-causale, ha inteso evidenziare come peculiarità del modello cognitivo-causale il puntare a favorire il contatto con il senso di valore personale esistente in ogni persona, a prescindere da altre condizioni emotive, situazionali e relazionali.

Un terzo seminario, quindi, chairmen Giovanna Borrello, filosofo e counselor filosofico, ed Anna Paladino, psicologa e pedagoga, ha affrontato la tematica su La donna e la psicoterapia esistenziale, in cui Elisabetta Zamarchi, consulente filosofico e membro del direttivo SICof (Società Italiana di Counseling filosofico), riflettendo su Vite femminili nell’ossimoro di una dipendente autonomia: quale il progetto esistenziale delle donne del III millennio?, ha esposto «l’idea di una “cura filosofica” tesa a chiarificare a ciascuna il valore unico dell’esperienza soggettiva, quale discrimine contro l’adesione irriflessa a modelli di femminilità seriale o a utopie di fusionalità relazionale». Successivamente, Viviana Lo Schiavo, psicologa e counselor di Napoli, ha presentato la Mediazione Esistenziale come ulteriore modalità di intervento nel panorama del Counseling Esistenziale. Infine, Vittorio Volterra, psichiatra e docente di Psichiatria forense presso l’Università di Bologna, e Viviana Visca, criminologa di Trento, hanno riconosciuto il beneficio di un approccio esistenziale nell’intervento di cura dei soggetti autori di stalking.

Un ulteriore contesto seminariale ha presentato Le applicazioni del modello esistenziale nelle professioni d’aiuto, chairman Fernando Boscaino, sociologo e counselor esistenziale. Il professore emerito di Psichiatria della Seconda Università di Napoli, Antonio Scala, ne ha illustrato i risvolti nella riabilitazione psicosociale, laddove la Comunità Terapeutica viene ad assumere una importante funzione pedagogica-terapeutica, giacché, applicando il concetto del “prendersi cura” piuttosto che di semplice “cura”, focalizza l’attenzione non ai sintomi, ma alla Presenza, ponendosi, dunque, l’obiettivo non tanto di aiutare il paziente nel recupero di abilità perdute, quanto piuttosto riabilitarne il “modo d’essere”, nelle varie dimensioni: corpo, spazio, tempo, relazioni. Daniel Sousa, docente dell’Istituto Superiore di Psicologia Applicata di Lisbona, ha invece proposto il metodo dell’Analisi Fenomenologico-Genetica dell’esistenza, derivato dal “metodo fenomenologico statico e genetico” di Husserl, descrivendolo come capace di sublimare la dicotomia esistente nell’ambito della psicoterapia esistenziale tra metodi descrittivi o ermeneutici d’intervento. La pratica filosofica e il pensiero fenomenologico-esistenziale. Opportunità e spunti di riflessione ha affrontato l’intervento di Giancarlo Marinelli, counselor filosofico SICof, mentre Silvana Ceresa, psicologa, psicoterapeuta, membro del direttivo SIPE, si è espressa su Psicoterapia e Counseling filosofico: differenze e peculiarità, ribadendo l’opportunità di una comunicazione tra i diversi ambiti per evitare di incorrere nel rischio che Jung definiva di una “psicologia senz’anima”, che decade a sociologia dell’individuo. Ha fatto notare come in realtà psicologia e filosofia si rispecchino l’una nell’altra, e soprattutto di come entrambe costituiscano «un “apprendimento”, non dei primi livelli, ma di deutero-apprendimento alla Bateson, dell’apprendere ad apprendere, per mezzo dell’acquisizione di strutture cognitive attraverso l’esperienza».

Il risultato positivo del convegno sarebbe stato ben diverso senza l’apporto organizzativo di Anna Desiato, psicoterapeuta e counselor esistenziale, Rosa Sgambato, psicologa e counselor esistenziale, Sara Boscaino, sinofila e interprete, e Renato Massimiliano Buffardi, consulente filosofico e counselor esistenziale che hanno contribuito alla fruibilità dei lavori seminariali e alla gestione delle impellenze organizzative.

Nel complesso, dunque, nella ricchezza degli interventi, che hanno fatto luce sulle tante sfaccettature del contesto esistenziale, si sono visti emergere i punti di contatto, sulla base dei quali si potrà lavorare per redigere un atto che formalizzi “l’unità nella molteplicità”, direi, del contesto italiano, nell’ottica, a sua volta, della relazione col contesto mondiale.

 

Redatto da Rosa Ciacco, con integrazione e interventi di Guido Traversa. 


 

Chi siamo:

L'Istituto

LIstituto di Scienze Umane ed Esistenziali nasce nel lontano febbraio 1988 con tre obiettivi fondamentali: promuovere quale modello psicologico il modello esistenziale (poi modificato nel termine neo-esistenziale), diffondere le metodologie alternative di professioni d’aiuto, particolarmente il Counseling, sviluppare ricerche e pragmatiche integrate sia nella gestione delle patologie psichiatriche, sia nella prevenzione e cura del disagio esistenziale.

Quelle che oggi possono apparire conoscenze ormai acquisite, 25 anni fa circa erano pionieristiche, dovevano affrontare la diffidenza e l’ostracismo di consolidate lobby culturali, entravano in conflitto con quanto professavano gli allora guru della psicoterapia ufficiale. Basti pensare che già da alcuni anni, esattamente dal 1982, Ferdinando Brancaleone andava proponendo il counseling come metodologia d’aiuto nell’ambito del modello logoterapico: il Counseling sarà poi riconosciuto come professionalità non regolamentata da ordine solo nel maggio 2000 dal CNEL.

L’avvio dell’Istituto ha potuto contare su un palmares notevole grazie ai contatti scientifici e culturali favoriti dal nostro compianto Presidente Onorario, il Prof. Raffaello Vizioli.

Con il Prof. Ferdinando Brancaleone ed il Prof. Gianfranco Buffardi sono stati soci fondatori dell’Istituto il Prof. Renato Buffardi, attualmente past President, ed il Dott. Fernando Boscaino.

Nella nostra lunga carriera abbiamo sviluppato diversi settori di intervento, alcuni  dei quali sono diventati strutture indipendenti, come la S.T.I.P., Società per le Terapie Integrate in Psichiatria.

Abbiamo collezionato un ragguardevole curriculum di iniziative, e per il loro numero, e per la loro qualità, sostenuta da il gotha della psichiatria, psicologia e filosofia nazionale.

 




 

L'Antropologia Clinica Esistenziale

L’Antropologia Clinica esistenziale è una modalità di operatività propria delle professioni d’aiuto che si sviluppa dalle discipline antropo-fenomenologiche. Per ricostruirne la storia del pensiero è necessario partire dalla fenomenologia di Husserl, passare per gli esistenzialismi filosofici, particolarmente quello di Jaspers, riconoscere le applicazioni psichiatriche dell’esistenzialismo, appunto di Jaspers e Binswanger, infine approdare alla logoterapia di Frankl.

Possono ispirarsi all’antropologia clinica esistenziale tutte le professioni d’aiuto; medici psichiatri, psicologi, psicoterapeuti, counselor, mediatori, assistenti sociali, consulenti filosofici e tutte quelle professioni che rientrano nell’ambito dell’Education, educatori, docenti, formatori etc.

I principi base dell’antropologia clinica esistenziale sono:

  • La centralità della persona, riconosciuta come unica, irripetibile ed irriducibile, immersa in un mondo di possibilità.
  • La professionalità agisce in un rapporto duale tra consultante e consulente; i due partecipanti al dialogo possono essere due persone come due gruppi o un gruppo consultante che si rivolge ad un consulente professionista d’aiuto.
  • L’atteggiamento del professionista d’aiuto, ispirato alla epoché, vale a dire ad una sospensione del giudizio, quindi non colui che valuta e consiglia, ma colui che aiuta l’altro all’emersione delle sue possibilità nascoste, per una risoluzione delle problematiche del momento.
  • Lo strumento principale è la comunicazione: diverse modalità d’approccio possono riconoscere diversi strumenti comunicativi.
  • Se si escludono gli interventi “medici” dello psichiatra o dello psicoterapeuta, orientati ad una qualche forma di malattia, la maggior parte degli interventi dei professionisti d’aiuto che si ispirano all’antropologia clinica esistenziale è orientato su un problema focale, legato al momento ed alla situazione attuale esposta dalla persona consultante.

Attualmente l’antropologia clinica esistenziale riconosce, in Italia, un nuovo inquadramento grazie alla realizzazione di un Anagrafico di professionisti che si rifanno a questo modello; l'Anagrafico, già edito dalla Fondazione OFBonlus, è attualmente gestito dall’Istituto di Scienze Umane ed Esistenziali.

 





 

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